Il mio trisnonno Giovanni Simione nacque a Maranola e qui crebbe lavorando con i genitori il terreno di proprietà, coltivando gli ulivi e i frutteti, avendo una cura particolare per il vigneto: apprezzava il buon vino, schietto, tanto che il suo soprannome era "schecco" (parola dialettale indicante schietto). Si sposò con un'italiana emigrata in Francia, a Marsiglia. che per mantenere le sue proprietà in Italia (Itri . LT) preferì sposare un italiano. Di questa trisavola ancora circola, di generazione in generazione, una ninna nanna in francese. Una curiosità: mia madre, Simeone Maria Luisa, nascerà quasi 100 anni dopo lo stesso giorno (2 giugno) di questa trisavola (Capotosto Erasma). Il trisnonno Tommasino Giuseppe, anch'esso di Maranola e contadino, sposò Rosato D'Urso Rosa, adottata da una famiglia bebestante di Maranola, com'era usanza per i ricchi in quel tempo. Da Simone Giovanni e Capotosto Erasma nacque il bisnonno Francesco, amante come il padre del vino. Egli sposò Tommasino Natalina, possidente, e vissero dei frutti delle loro proprietà. Dal loro matrimonio nacquero mio nonno Giuseppe, ultimo tra gli altri figli, allevato dalla bisnonna "francese" Erasma. A 17 anni emigrò in Germania dove lavorò per la costruzione e manutenzione delle strade. Per ottenere il consenso di sposare mia nonna Tomao Antonia dovette sottostare alle imposizioni del futuro suocero (due anni di marina militare in Italia, altri tre anni di lavoro in Germania). L'altro ramo paterno, cioè i trisnonni Tomao Carlo e De Meo Antonia, apparteneva a ricchi possidenti terrieri (uliveti) di castellonorato e Penitro (vicino Formia). Dal loro matrimonio nacque il bisnonno Natalino, che sposò, dopo varie difficoltà, la bisnonna Filosa Rosa, di umili origini (era stato mandato anche ad arruolarsi nei regi carabinieri in Sardegna). A causa di una bomba esplosa in giardino che stava lavorando, dovette abbandonare l'arma e trovare lavoro presso l'ufficio anagrafe comunale. La bisnonna trovò impiego come bidella nella scuola elementare di Penitro. Dalla loro unione era nata la mia nonna Antonia che dovette allevare i fratelli più piccoli e frequentò le scuole fino alla quinta elementare. Essa a 14 anni andò a lavorare nel pastificio Paone di Formia e a 18 anni sposò mio nonno Simeone Giuseppe. Il trisavolo Filosa Pasquale viveva in una grande casa colonica di Castellonorato e sposò Treglia Pasqualina, originaria di Scauri Minturno. Emigrò per cinque anni in U.S.A. fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale quando, ritornato in Italia, fu fucilato dai tedeschi durante la ritirata. Ebbe tre figli tra cui Rosa, l'unica bisnonna ancora in vita (ha 80 anni).
Dal lato paterno il trisavolo Luigi Irace, farmacista, sposò Caterina Petruccelli ed ebbero 13 figli tra cui il bisnonno Amilcare Irace. Egli si sposò a 45 anni per non pagare la tassa sul celibato. Combattè durante il primo conflitto mondiale ma morì per una banale infezione ad una gamba a soli 53 anni. Sposò Izzo Amalia da cui ebbe tre figli tra cui mio nonno Tancredi che ha vissuto sulla sua pelle le difficoltà della Seconda guerra Mondiale (occupata la lorop casa dai tedeschi furono sfollati a Cellole [CE]) Mio nonno Tancredi è stato maresciallo dell'areonautica a Roma, dove conobbe mia nonna Mirella De Angelis. La madre di mio nonno Tancredi (Amalia detta "donna" Malietta) era figlia di un signorotto di Cellole, molto ricco e molto geloso di sua moglie (Saccareccia "donna" Antonia) segregata in casa. Mia nonna Mirella mi racconta che suo padre (il bisnonno Basilio De Angelis) era molto sincero tanto che fu coastretto a congedarsi, mentre era in finanza, per non avere voluto salutare il podestà ritenuto da lui persona indegna. Il bisnonno Basilio aveva sposato Del Conte Veronica, figlia unica, che fu mandata come dama di compagnia presso la maestra del paese (Montenero Sabino - Rieti). grazie a questo imparò a leggere e scrivere (cosa rara a quei tempi). Da sposata abitò vicino le mura del castello del paese e strinse amicizia con la famiglia Orsini. Per questa famiglia confezionò trapunte, materassi e manufatti in lana. La figlia Mirella (mia nonna) ha ereditato queste attitudini. Da Mirella e Tancredi è nato mio padre Amilcare, diplomato geometra; ha un'azienda per la posa in opera di parquet.
Giosuè Irace